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L'Informatore Agrario
Sommario rivista Approfondimento
46
19 - 25 Nov.

  2004
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POLITICA
Ogm sì, ogm no

Antonio Piccinini
Il varo del decreto legge sugli organismi geneticamente modificati preludea una sostanziale impossibilità di coltivazione in Italia. Una scelta questa che ci allontana dai Paesi che si sono dotati di una legislazione più possibilista

Dopo un lungo dibattito è stato varato il decreto legge sulla coesistenza tra colture convenzionali e biotech (ogm). Tale decreto limita, di fatto, la coltura di piante geneticamente modificate in Italia, salvo uso scientifico. Vi è un anno di tempo perché le Regioni varino il loro provvedimento, ma cambierà poco.
Le organizzazioni agricole si sono presentate divise su questo argomento. La Coldiretti è decisamente a favore di una legislazione proibizionista, Cia e Confagricoltura contrarie anche se con sfumature diverse.
Nel bel mezzo della discussione, che ricalcava le diatribe interne del mondo agricolo, in cui ognuno si ritiene portatore di grandi verità, un gruppo di scienziati e ben 18 società scientifiche italiane, in rappresentanza di 10.000 ricercatori, sono scese in campo a favore delle colture ogm in un chiaro e dettagliato manifesto.
Non si tratta di sigle da poco, ma del fior fiore dei biologi e scienziati italiani. Dai tossicologi, ai farmacologi, ai veterinari delle produzioni animali. Come se non bastasse, lo scienziato oncologo ed ex ministro Umberto Veronesi ha preso una posizione decisamente a favore degli ogm. In una sua intervista ha detto che lui personalmente sceglierebbe per alimentarsi i prodotti ogm in quanto più controllati. Non è mancata una stoccata al pericolo del mais non ogm e biologico che ha alte probabilità di contenere aflatossine, cioè micotossine naturali potenzialmente cancerogene. Il mais ogm ne sarebbe esente (la cosa, mi perdoni Veronesi è  più complicata).
Altri appelli, ma veramente pochi, del mondo scientifico, sono apparsi a favore del « bando» degli ogm. Con una disinvoltura eccessiva e colpevole, salvo un breve dibattito sulla stampa per le frasi provocatorie di Veronesi, il «manifesto» degli scienziati è stato ignorato.
Da come stanno le cose l’Italia diventerà un’isola non ogm in Europa e nel Mondo. Ne avremo veramente dei vantaggi? Abbiamo dei dubbi. Francia e Germania si stanno orientando verso una legislazione più possibilista. Vediamo in concreto i bandoli della matassa.
Oggi come oggi, convenienti per l’Italia, vi sono sul mercato solo due piante ogm: la soia Rr e il mais Bt
. Vi è anche il colza, una coltura poco diffusa nel nostro Paese. Si tratta di piante che permettono agli agricoltori risparmi sui costi. Una, la soia, semplificando il diserbo, l’altra, il mais, assicurando protezione contro un insetto, la piralide. Non sono pertanto piante di per sé più produttive, ma lo possono diventare in quanto è più facile combattere infestanti e insetti. Lo stesso risultato lo si può ottenere ugualmente, ma con più costi e più inquinamento.
Per il mais ha ragione Veronesi, quello transgenico impedisce la proliferazione di piralide e aflatossine, ma ha anche ragione chi dice che in Italia vi è poco mais con aflatossine. Si tratta di un voluto equivoco, perchè quest’anno, che è stata una annata particolare, pare non vi siano aflatossine. L’anno scorso, invece, è stato un disastro, come ben sanno i produttori di latte della pianura padana che ne hanno dovuto distruggere migliaia di quintali prodotte da vacche alimentate con mais contaminato.
Vorremmo invece spostare il discorso su di un elemento più concreto, ovvero come il bando degli ogm comporta la mancanza di seme (o materiale genetico) ogm italiano, mettendoci anche per il futuro nelle mani delle ditte sementiere multinazionali. Già ora non abbiamo quasi più seme tradizionale italiano, domani saremo decisamente colonizzati.
Per completare il quadro diciamo che sia di mais che di soia transgenica (ogm) in Italia ne sono importati, in modo legittimo, grandi quantitativi, che sono usati nell’alimentazione animale. I mangimi ogm sono peraltro etichettati come tali. Di questo nessuno però ne vuole parlare.
Concludendo
: molti agricoltori vogliono piante ogm perché costa meno produrle rispetto alle tradizionali. Si tratta di pochi euro, ma con la riforma della politica agricola comunitaria anche questi soldi diventeranno preziosi.
Le organizzazioni agricole sono sempre pudiche quando si parla di denaro, ma in fondo è di questo che si tratta. E che cosa c’è di male? Dal 2004 al 2013, scadenza dell’attuale pac, si vedrà nelle campagne italiane una crisi gigantesca. Il ministro e la Coldiretti dicono che gli ogm distruggerebbero la tipicità dei prodotti agricoli italiani con un danno ben superiore ai benefici. È vero anche questo. Il concetto di qualità e tipicità è certamente una visione corretta, ma è limitato a una piccola parte dell’agricoltura italiana, e forse si è già arrivati al limite; basti vedere i passi indietro del biologico e di prestigiosi tipici.
 

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E-mail: a.piccinini@informatoreagrario.it


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