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Lunga storia di una lieta fatica - Edizioni L'Informatore Agrario
L'Informatore Agrario nacque nel 1945 sotto forma di bollettino informativo dello studio professionale di un agronomo.

Qui si racconta la storia dei modi con cui da una partenza senza ambizioni si pervenne, nell’arco di 15-20 anni, alla posizione di primato nazionale nel campo dei periodici agricoli, che sino ad allora era detenuto dai settimanali delle massime organizzazioni dell’agricoltura.

 
Fine aprile 1945. La guerra è appena finita, Verona è ingombra di macerie. Sono laureato in scienze agrarie, ma senza soldi, con famiglia a carico, senza impiego, avendo perso durante la guerra il mio posto di lavoro a Bolzano.
Già dal mese di maggio ho aperto un ufficio di consulenza agraria in una piccola stanza che un amico di famiglia, il notaio Fedele Cavaliere, mi ha messo gratuitamente a disposizione. Ma i clienti stentano a venire; per farmi un po’ di propaganda in provincia, progetto di uscire con un bollettino mensile.

Primi di ottobre 1945. Esce il primo numero de L’Informatore Agrario (foto sopra). Il lunedì successivo, giorno di mercato in Verona, arriva nella mia stanza un uomo di campagna: è il sig. Massimo Bonomo, un fittavolo della bassa veronese che non conosco. Egli mi dice, in buon dialetto veronese: «Ho ricevuto il primo numero, ho letto il suo programma che mi soddisfa, desidero abbonarmi». Mi versa le 100 lire dell’abbonamento e se ne va.
È un momento di grande emozione, ringrazio il Signore, siamo dunque partiti: L’Informatore Agrario ed io. Ma, al tempo stesso, rifletto. Il sig. Bonomo, quest’uomo sconosciuto, semplice e modesto, mi ha dato un orientamento, una lezione severa, che mi accompagnerà per tutta la vita: ho pubblicato un programma che lo ha soddisfatto e devo rispettarlo, ho dato una parola e devo mantenerla. Egli mi ha pagato in anticipo, non a lavoro compiuto come si fa con qualsiasi professionista o prestatore d’opera, ed io devo corrispondere alla fiducia sua e a quella di tutti coloro che sottoscriveranno l’abbonamento dopo di lui.

Un altro punto fermo di importanza fondamentale, che deriva immediatamente dalla lezione datami dal primo abbonato, riguarda l’obiettività dei testi redazionali. Essi non dovranno venire influenzati in alcun modo dalla pubblicità, dalla politica, o da qualsiasi altra forza estranea agli interessi dei lettori. È una influenza che vedo serpeggiare nei testi di altra stampa che non vuole perdere un incasso pubblicitario o un favore politico. La «purezza» dei nostri articoli metterà talora il giornale in difficoltà economiche, ma alla lunga ci premierà assicurandoci la fiducia dei lettori ed accompagnerà tutta la vita de L’Informatore Agrario.

Parto così, bene, mi sembra. Un mensile di informazioni molto utile in un periodo di grande confusione in tutti i campi; parto sostenuto da principi morali che si sono saldamente immedesimati in me, direttore responsabile, e con il placet del capo dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura di Verona, Benvenuto Pecci, che mi assicura il suo appoggio tecnico, in particolare attraverso il suo giovane funzionario dott. agronomo Enrico De Leonardis, che ben presto ci lascerà, investito da un autocarro militare il 25 agosto 1946.
Sono lontanissimo dal pensare ad una affermazione al di fuori della mia provincia; cerco di guadagnare di più come professionista per pagare le spese del giornale che nei primi anni chiuderà in passivo; lavoro indefessamente al limite delle forze. Quando al mattino presto corro in bicicletta dalla campagna all’ufficio ho una gran paura di bucare una gomma... perché, se arrivo in ritardo, come faccio a ultimare il lavoro della giornata? Questo era il clima di quel periodo, che ricordo con un fondo di nostalgia, perché gli italiani – allora – erano tutti bravi, sorretti da rinnovati ideali e dal desiderio di fare, di ricostruire, dopo una guerra tanto umiliante e disastrosa.
Lavoro senza soste Mi impegno, dunque, senza soste, perché, oltre al lavoro del mio studio professionale, svolgo tutto quello relativo a L’Informatore Agrario. Faccio il direttore, il redattore, l’amministratore, acquisisco la pubblicità e gli abbonamenti. Con me, infatti, c’è soltanto una signorina, Clara Ugolini Fiorio, che ha imparato a scrivere a macchina nel mio ufficio, che diventerà presto bravissima e costituirà per anni una colonna della nostra piccola organizzazione. A lei va il mio pensiero affettuoso, riconoscente.

 
L’Informatore Agrario, al termine del suo primo anno di vita, precisamente con il numero di novembre 1946, è divenuto quindicinale e ciò comporta ulteriori impegni. Ma qual è il bilancio del primo anno di vita, più precisamente dall’ottobre 1945 al dicembre 1946? Lo trovo riportato nella mia «amministrazione» di mezzo secolo fa:

Entrate

  • Abbonamenti
    n. 625 x lire 190 = lire 118.750 - arrotondate in lire 120.000
  • Pubblicità lire 5.000 x 12 numeri = lire 60.000
  • Totale lire 180.000
Uscite
  • Spese vive di carta, tipografia e spedizione. Totale lire 204.000
Il primo anno di vita de L’Informatore Agrario, chiude dunque con il passivo di lire 24.000 circa (senza tener conto del mio lavoro, della signorina e delle altre spese che vengono tutte caricate all’ufficio professionale).

La concorrenza lascia poche speranze…
Si potrebbe pensare ad un bilancio fallimentare, ma io non sono assolutamente di questa opinione, perché 625 abbonamenti (qualcuno comincia a venire anche da province limitrofe) sono un bel numero. Purtroppo nel frattempo sono usciti sulla «piazza» il 1° dicembre 1945 L’Eco dei Campi, quindicinale dell’Associazione agricoltori della provincia di Verona, e il 1° gennaio 1946 Il Coltivatore Veronese, bollettino mensile della Federazione provinciale coltivatori diretti di Verona. Io ho cercato di convincere l’allora direttore dell’Associazione agricoltori, Carlo Vanzetti, di affidarsi a L’Informatore Agrario come giornale; ma le organizzazioni sindacali avevano i loro interessi da difendere e hanno considerato fin dall’inizio L’Informatore Agrario soltanto un fastidioso concorrente, del quale – comunque – si prevedeva a breve termine la cessazione delle pubblicazioni.
Aleggiava, infatti, intorno a me, anche fra gli amici, un clima di sfiducia, specie quando dimostravo le prime velleità extraprovinciali. Cosa poteva fare un modesto privato squattrinato, senza attrezzature e senza sede, di fronte ai settimanali editi dai due colossi dell’agricoltura italiana: il Giornale di Agricoltura della Federazione italiana dei consorzi agrari e Mondo Agricolo della Confederazione italiana degli agricoltori (la Confida di allora, divenuta Confagricoltura dal 1949)?
In particolare il Giornale di Agricoltura, diretto allora da un uomo molto autorevole – il dr. Antonio Calzecchi Onesti – , che raccoglieva i consensi di tutta l’Italia agricola e che monopolizzava la collaborazione di tutti i migliori studiosi e tecnici di allora, non lasciava spazio alcuno, dominando il campo in modo assoluto.

...Ma noi l’affrontiamo con la massima determinazione
Ed ora, a chi ha voglia di seguirmi, cercherò di spiegare quello che è stato fatto per portare L’Informatore Agrario, in quindici-venti anni circa, al primo posto in Italia come diffusione o, più precisamente, come numero di abbonati. Per affrontare la concorrenza sul piano provinciale L’Informatore Agrario passò da mensile a quindicinale e cominciò ad uscire con un foglio di notizie locali, il Notiziario Veronese, con il quale si cercava di dare informazioni indipendenti e più obiettive di quelle dei due periodici sindacali, mentre nell’edizione nazionale si curò maggiormente la parte tecnica che detti periodici trattavano in modo insufficiente.
Per quanto riguarda la stampa nazionale, appunto, osservavo in essa poca modernità e scarsa praticità. In particolare il Giornale di Agricoltura tendeva a trattare la tecnica in modo teorico, poco aderente alle esigenze degli agricoltori, trascurando le loro necessità operative diversamente dalla stampa agraria della vicina Svizzera, o della Francia. Si attardava in lunghe relazioni sui convegni, preoccupandosi di soddisfare tutte le autorità intervenute con citazioni e fotografie. Cercai, quindi, di immedesimarmi nei più vivi, reali interessi dei lettori – tecnici agricoli ed agricoltori – e cominciammo ad uscire con articoli e numeri speciali, che chiarivano obiettivamente le situazioni più intricate. Si diede risposta alle grandi incertezze esistenti nel campo legale-sindacale attraverso un seguito di articoli chiarificatori dell’avv. Luigi Devoto, eminente giurista veronese di fama nazionale. Nel settore tributario, ove regnavano ignoranza e confusione, il dr. Ettore Marchi, con le sue modernissime «Guide tributarie» uscite come numeri speciali, riscosse successo vivissimo fin dall’inizio.
Nel campo più propriamente tecnico, cominciarono a collaborare specialisti eminenti come Ettore Malenotti, direttore dell’Osservatorio fitopatologico di Verona; Giovanni Dalmasso, luminare della viticoltura italiana (che riservò bellissimi articoli divulgativi al suo vecchio allievo di Conegliano); Dino Rui, successore di Malenotti, autore di una «Guida ai trattamenti antiparassitari», che, per la moderna impostazione tecnico-pratica, riscosse immediato successo fra i frutticoltori uscendo con la sua prima edizione nel 1952, alla quale ne seguiranno ben altre otto!

Come abbiamo risolto il problema della politica agraria
E la politica agraria?
 
Nei primi anni di vita ci limitammo a trattarla in modo indiretto, attraverso una «Rassegna mensile della stampa nazionale», nella quale riassumevamo o citavamo gli articoli più importanti che venivano via via pubblicati nel campo della politica ed economia agraria. Fu, questa, una felice decisione che ebbe un effetto importante nella vita de L’Informatore Agrario, perché le citazioni continue delle maggiori testate e degli articolisti più prestigiosi ci attirarono simpatie in vari ambienti.
Le testate dei maggiori giornali non considerarono L’Informatore Agrario, almeno in un primo momento, un diretto concorrente, ma, piuttosto, un «segnalatore bibliografico» che portava ad esse qualche vantaggio propagandistico (ci fu perfino possibile istituire un abbonamento cumulativo con il Giornale di Agricoltura). In sostanza la «Rassegna della stampa» ci rese possibile dare ai lettori informazioni piuttosto complete di politica agraria espresse dalle varie forze politiche e ci consentì – fatto fondamentale per me – di non affrontare di petto fin dall’inizio una concorrenza alla quale non avrei potuto sicuramente reggere.
Poi, pian piano, cominceremo a fare anche la «nostra politica». E la faremo, soprattutto, con un nuovo, indimenticabile nostro collaboratore: Pietro Bertuzzi. È un uomo modesto, senza titolo di studio, che non si esibisce; un semplice impiegato dell’Ispettorato dell’agricoltura di Verona, che non ha mai fatto carriera. Mezzo artista (pittore e poeta) e mezzo tecnico, arguto ed incisivo, scriverà per L’Informatore Agrario articoli di fondo nei quali il suo forte spirito critico ed indipendente viene associato al garbo e all’umorismo più schietto. Il primo suo articolo di fondo, a titolo «La terra trema», viene pubblicato nel numero del 1° giugno 1949; ne seguiranno altre centinaia fino al numero 50 del 23-12-1976, che ospiterà il fondo di addio. Ad essi si affiancano spesso altri testi che egli scriverà, anche come nostro inviato, ad esempio in tema di riforma agraria, sotto il suo nome o gli pseudonimi di Ager, ovvero Oscar Righi. Egli finirà serenamente la vita nella sua piccola azienda tra i campi e le viti delle nostre colline veronesi.

E così, via via, L’Informatore Agrario percorre la sua strada. Ed il clima di diffusa sfiducia, anziché abbattermi, mi infonde carica, grinta, voglia di dimostrare ad ogni costo che potevamo e dovevamo farcela. La sento come una sfida e ciò contribuisce a creare le fortune di questo periodico, che diventerà settimanale con il numero del 15 gennaio 1952.
Nel 1948, raccomandatomi dal nostro collaboratore prof. Gino Bozzini (preside della Scuola agraria di Marzana e dell’Istituto tecnico agrario «M.A. Bentegodi») come «primo della classe», si presenta un ragazzino con i calzoni corti: è Mario Mistruzzi. Egli viene da noi di tanto in tanto, quando è libero dai suoi impegni scolastici, ad apprendere i primi rudimenti del mestiere e finirà con il rimanere a L’Informatore Agrario, percorrendo brillantemente tutti i gradini della carriera professionale fino alla carica di direttore responsabile, che coprirà dal 18 giugno 1981 al febbraio 1994, quando se ne andrà in pensione.

Ma la concorrenza giornalistica non si ferma certo alle due testate nazionali e alle due veronesi che ho citato. In campo nazionale è uscita a Roma il 25 ottobre 1945, con iniziale buon successo, il quindicinale Terra e Sole. Le Edizioni agricole di Bologna del prof. Luigi Perdisa, che aveva iniziato la sua attività editoriale sin dal 1936 con l’ottima rivista I tecnici agricoli, è ora presente con tre periodici di successo (Rivista d’Economia Agraria, Rivista di Estimo Agrario e Genio Rurale, Macchine e Motori Agricoli). Questa Casa editrice, destinata a grande sviluppo, ci contrapporrà il settimanale Terra e Vita a partire dal 1970. La fortissima concorrenza (che arriverà, in tempi successivi, a superare il numero di 400 periodici di agricoltura, considerando anche quelli a diffusione locale) ci costringe ad aguzzare l’ingegno. Iniziamo ad uscire con degli eccellenti numeri speciali come la «Breve guida tributaria 1948» di Ettore Marchi, stampata nel mese di marzo, che diventerà un «classico» del nostro settimanale e vedrà numerose edizioni. Ma molti altri numeri speciali usciranno via via nei prossimi anni. Mi impegno a fondo nell’impostazione di essi, studiando tutti i modi per renderli veramente utili ai lettori, facilmente comprensibili, con istruzioni trasferibili sul piano pratico-applicativo. Usciranno così negli anni ’50: la «Guida ai trattamenti antiparassitari» di Dino Rui e Francesco Bellavite, che riscuote fin dall’inizio un successo presso gli abbonati e gli inserzionisti superiore ad ogni aspettativa, anche per la novità e la modernità dell’impostazione (godrà di ben otto successive edizioni); la «Guida ai trattamenti diserbanti» di Pietro Grancini; la «Guida alla campagna granaria» di Alberto Trentin; la «Guida alla coltivazione dei mais ibridi» di Giuseppe Mozzarelli, all’irrigazione a pioggia di Vincenzo Ferrari, all’allevamento del vitello di Dialma Balasini, all’alimentazione del bestiame di Mainardi e molte altre, tra le quali ricordo la «Guida alla scelta e all’impiego della trattrice» di Sergio Cosolo, uscita nel 1961, costituita da ben 80 pagine.

Ma tante altre iniziative vanno in porto in quegli anni fecondi e creativi: come la periodica «Borsa della trattrice» con Giacomo Rattotti, che contribuirà validamente a portare chiarezza nel mercato nazionale delle trattrici, prima lasciato alla mercé della contrattazione privata in assenza di listini ufficiali. Ed anche l’edizione de L’Informatore Agrario in carta leggera per la spedizione via aerea all’estero, ove si nota un buon interessamento. Ed intanto, a rafforzare la nostra «presenza» in campo politico – dopo la prematura dipartita del nostro valoroso corrispondente da Roma, Giuseppe Diffidenti – viene con noi nel 1954 Giovanni Martirano, che con le sue rubriche «Settimana politica» e «Al Parlamento», nonché con interviste e testi attualissimi, tiene tuttora vivo il colloquio da e con Roma in oltre 40 anni di intensa collaborazione.
Il fervore che ci anima porta in tutti i campi ad una progressione continua. I collaboratori – come rileviamo dagli indici di fine anno – sono già oltre cento nel 1955 e quasi raddoppiano nel 1956 (per arrivare ai circa mille attuali). Fra essi figurano nomi prestigiosi, in aggiunta a quelli già citati in precedenza, come: Bonadonna, Bonsembiante, Branzanti, Ciaffi, Consolini, Crea, De Carolis, De Marzi, Draghetti, Formigoni, Guardasoni, Lalatta, Marescalchi Arturo e Claudio, Martelli, Montanari, Pagani, Pellizzi, Violante, Zappi-Recordati, Zucchi e tanti altri con i quali mi scuso vivamente per non poterli citare.
Con gli anni ’60 vengono potenziati la redazione e l’ufficio pubblicità del settimanale; iniziano in quel periodo le collaborazioni di Adriano Bonfante, Ettore Meschini e Aimone Bellesia, collaboratori che dedicheranno tutta la loro vita produttiva ed il loro ingegno allo sviluppo de L’Informatore Agrario.

Un fatto fondamentale: la collaborazione della sperimentazione ufficiale
Viene avviata in quegli anni la pubblicazione dei risultati di confronto dei mais ibridi, realizzati dalla Stazione sperimentale di maiscoltura di Bergamo. Quei numeri rappresentarono una svolta nel modo di divulgare i dati della sperimentazione e su quella linea fu successivamente avviata la serie di speciali dedicati ai cereali, coordinati dall’Istituto sperimentale per la cerealicoltura. La piena collaborazione della sperimentazione ufficiale riguardante i cereali si estese successivamente agli altri settori dell’agricoltura, sviluppando ulteriormente i legami con L’Informatore Agrario. Fu così possibile portare a conoscenza dei lettori i risultati sperimentali che via via si avevano in frutticoltura, orticoltura e allevamenti zootecnici, fornendo alle aziende agricole italiane i più moderni orientamenti suggeriti dalla Ricerca.

Giunti a questo punto, riteniamo che L’Informatore Agrario abbia dato un contributo importante al progresso dell’agricoltura italiana; contributo reso possibile dalla partecipazione della scienza ufficiale, dalla collaborazione dei migliori specialisti nelle varie discipline e dall’adesione degli operatori agricoli di tutte le regioni d’Italia.
Riteniamo ormai per certo di aver raggiunto il primo posto per diffusione tra la stampa agraria italiana e ci dichiariamo pubblicamente «l’unico settimanale agricolo indipendente del nostro Paese».
Si può dire che nel 1958, con l’insediamento nella sede propria in Verona di Largo Caldera 11, ha avuto termine la vecchia storia – avventurosa, sofferta, affascinante – de L’Informatore Agrario, sorto dal nulla.
Da allora è iniziata la storia nuova, che diventerà sempre più recente e moderna con l’entrata dei tre figli nell’azienda e la progressiva adozione delle attrezzature e dei sistemi più sofisticati. Finisco qui la mia parte «storica», porgendo mille ringraziamenti ed auguri agli abbonati vecchi e nuovi che ci hanno sostenuto con la loro adesione in tanti anni di laborioso impegno.

Il dott. agronomo Alberto Rizzotti



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