Tornano i voucher-lavoro

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Le Commissioni riunite finanze e lavoro della Camera il 27 luglio scorso hanno approvato un emendamento all’articolo 2 del cosiddetto decreto dignità che prevede che le imprese agricole e le strutture ricettive fino a 8 dipendenti possano utilizzare i voucher-lavoro “con riferimento a un arco temporale non superiore a 10 giorni” dalla loro emissione.
Soddisfazione è stata espressa da Coldiretti: “Con il loro ritorno in agricoltura – sostiene la Confederazione – si riaffermano i principi originari senza gli abusi che si sono verificati in altri settori, anche perché nelle campagne i beneficiari erano e restano soltanto disoccupati, cassintegrati, pensionati e giovani studenti che non siano stati operai agricoli l’anno precedente, tra l’altro impiegati esclusivamente in attività stagionali”. “È importante – continua Coldiretti – assicurare al settore uno strumento che semplifichi, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto a un criterio di tempestiva e disponibilità all’impiego e sia capace di garantire forme di tutela dei lavoratori e integrazione del reddito alle categorie più deboli in un momento in cui se ne sente particolare bisogno”.
Di segno diametralmente opposto i commenti dei sindacati dei lavoratori agricoli. “L’emendamento all’articolo 2 che va ad ampliare l’uso dei voucher in agricoltura e in altri settori è una vergogna. – ha dichiarato Ivana Galli, segretaria generale Flai-Cgil – Altro che favorire i lavoratori, gli unici che si vanno a favorire saranno quelle imprese e datori di lavoro che potranno nascondersi dietro a un voucher e barattare un lavoro contrattualizzato con un lavoro senza diritti e tutele”. “In questo modo – ha proseguito – in agricoltura si va a coprire il nero, impoverire i lavoratori e, con l’autocertificazione le imprese si scaricano da ogni responsabilità, con il risultato che giovani e studenti possono essere pagati per 3 mesi di lavoro con i voucher ma di fatto sono lavoratori a cui viene impedito di avere diritti quali la disoccupazione, la maternità e la malattia”.

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